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    Antonio D’Andrea

ISBN: 978-88-901543-5-5
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Giustizia e Menzogna dal Trattato di Pace al Nuovo Stato

di Antonio D’Andrea L’autore in Giustizia e Menzogna dal Trattato di Pace al Nuovo Stato, intende delineare il percorso che ha per crocevia il Trattato di Pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. La Sovranità del Popolo Italiano e della stessa Repubblica subiscono irrimediabilmente, sin da allora, gli effetti del Trattato, che assumono i criteri di un processo, la cui capacità è quella di delimitarne e di umiliarne il perimetro d’azione, con influenze nefaste, nel concreto, su tutto l’agire del Popolo Italiano, sulla sua economia e sulla stessa esistenza concettuale del suo Stato. Gli avvenimenti e le problematiche italiane sono, tutte, inserite in tale perimetro, dal quale non è possibile prescindere. Dall’introduzione. Spero di essere stato capace di delineare il percorso che ha come crocevia il Trattato di Pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. La Sovranità del Popolo Italiano e della stessa Repubblica subiscono – irrimediabilmente – sin da allora, gli effetti mortali del Trattato, che assumono i criteri di un processo, la cui capacità è quella di delimitarne e di umiliarne il perimetro d’azione, con influenze nefaste, nel concreto, su tutto l’agire del Popolo Italiano, sulla sua economia e sulla stessa esistenza concettuale del suo Stato. […] Il Trattato deve essere rivisto attraverso il dialogo, la condivisione internazionale e l’aiuto della Provvidenza. Ma prima di intraprendere un tale percorso, è condizione necessaria ritrovare l’unità fra noi: nella verità e nel rispetto reciproco, nella comprensione e nella lealtà, nella chiarezza e nell’umiltà, nella consapevolezza di essere, nel bene e nel male, tutti italiani, semplicemente italiani.

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Antonio D’Andrea è nato nella Terra che fu dei Briganti, della miseria e delle grandi crudeltà operate dallo Stato Unitario-Savoiardo contro la più grande Reazione; nella Terra che ha conosciuto la più grande infamia: lo sciacallaggio sulla miseria. È nato, per sua sfortuna, nel paese che era di Mons. Michele Giordano. Essendo stato eletto Consigliere Comunale (1988) cercò, tra le altre cose, di fare luce sulle modalità di gestione dei fondi ex legge 219/81 (ricostruzione post-terremoto) e sulle innumerevoli progettazioni redatte dal geom. Mario Lucio Giordano, fratello del vescovo di Napoli, oltre che dalla gestione di ulteriori fondi pubblici ex legge 120/87 che vedeva interessato il medesimo Giordano. All’età di vent’anni è stato iniziato ai misteri e ai riti muratori dal Gr؞ M؞ V؞ Silvio Vigorito, Palazzo Altieri. È stato in rapporti di fratellanza con i Gr؞ M؞ V؞ Elvio Sciubba, Licio Gelli, Giorgio Paternò e tantissimi altri di cui, pur ricordandone i volti e i pensieri, ne ha dimenticato i nomi. Appassionato di esoterismo, ha raggiunto il 33° grado. Nel 1993 ha operato la prima sostituzione del termine “segretezza” con il termine “riservatezza” (Atto Notar Gamberale di Roma). Deluso dal modus operandi è entrato in sonno profondo. Negli stessi anni ha ricevuto la direzione spirituale di Mons. Donato De Bonis, Segretario Generale e Presidente dello I.O.R., con il quale ha collaborato in diversi progetti. Ha proseguito il percorso e l’approfondimento di Fede. Ha aderito a numerose organizzazioni di volontariato e di impegno sociale e umanitario tra cui l’UCID, Peace Messenger e varie associazioni per la tutela dei diritti dei Cittadini; ha collaborato con Organizzazioni non Governative ricevendo incarichi di rappresentanza per la Somalia e l’Iraq. È stato consulente storico nel film di Romano Scavolini Ustica: una spina nel cuore. Ha studiato il Corano, sin dai primi anni ’90, e ha ricoperto la carica di Vice-Presidente nella Associazione Musulmani Italiani, da cristiano, per la ricerca condivisa, di migliorare i rapporti di amicizia fra i differenti credenti, nel reciproco rispetto. Ha fondato, nel 2002, (atto notar Boccuni di Roma) con l’ex Governatore della Banca Somala, Abdullahi Addow, il movimento politico-culturale Alleanza Somala, al fine di contribuire attivamente alla pacificazione interna della Somalia, tenuta divisa e in stato di guerra civile da interessi stranieri. Nella qualità di Vice-Segretario dell’Alleanza Somala ha incontrato i Signori della Guerra e li ha convinti ad aderire all’Alleanza e a perseguire, nella lotta politica somala, metodi pacifici e non violenti. Nel maggio 2005 è stato nominato, con Decreto registrato dalle competenti Autorità Diplomatiche Italiane, Consigliere del Vice Primo Ministro – Ministro dell’Interno del Governo Somalo Provvisorio, regolarmente riconosciuto dall’ONU. Successivamente alla sua prigionia (6 maggio – 6 novembre 2006), richiesta da un PM di origini inglesi, nipote di un ex Sindaco di Napoli e di Mons. Bruno Forte, Vescovo di Chieti-Vasto (lo stesso PM che ha incriminato, successivamente, l’ex Procuratore della Repubblica di Lagonegro che in precedenza aveva rappresentato l’accusa contro Mons. Michele Giordano) e disposta (con Ordinanza di 2059 pagine) dal GIP di Potenza, dott. Alberto Iannuzzi, dopo anni di assenza di combattimenti, gli stessi riprendono in Somalia, improvvisamente nello stesso maggio 2006, con modalità violente e brutali, causando la morte di migliaia di civili. Ma soprattutto è stato impegnato a difendersi da un’incredibile mole di accuse giudiziarie, dapprima in seguito alla propria attività di Consigliere Comunale ed alla profonda inimicizia di Mons. Michele Giordano e, successivamente, per altre motivazioni e spinte vendicative per ulteriori attività di denuncia politica svolta.
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L’autore in Giustizia e Menzogna dal Trattato di Pace al Nuovo Stato, intende delineare il percorso che ha per crocevia il Trattato di Pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. La Sovranità del Popolo Italiano e della stessa Repubblica subiscono irrimediabilmente, sin da allora, gli effetti del Trattato, che assumono i criteri di un processo, la cui capacità è quella di delimitarne e di umiliarne il perimetro d’azione, con influenze nefaste, nel concreto, su tutto l’agire del Popolo Italiano, sulla sua economia e sulla stessa esistenza concettuale del suo Stato. Gli avvenimenti e le problematiche italiane sono, tutte, inserite in tale perimetro, dal quale non è possibile prescindere.

Dall’introduzione. Spero di essere stato capace di delineare il percorso che ha come crocevia il Trattato di Pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. La Sovranità del Popolo Italiano e della stessa Repubblica subiscono – irrimediabilmente – sin da allora, gli effetti mortali del Trattato, che assumono i criteri di un processo, la cui capacità è quella di delimitarne e di umiliarne il perimetro d’azione, con influenze nefaste, nel concreto, su tutto l’agire del Popolo Italiano, sulla sua economia e sulla stessa esistenza concettuale del suo Stato. […] Il Trattato deve essere rivisto attraverso il dialogo, la condivisione internazionale e l’aiuto della Provvidenza. Ma prima di intraprendere un tale percorso, è condizione necessaria ritrovare l’unità fra noi: nella verità e nel rispetto reciproco, nella comprensione e nella lealtà, nella chiarezza e nell’umiltà, nella consapevolezza di essere, nel bene e nel male, tutti italiani, semplicemente italiani.

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